Negli anni ottanta del 1800 nell’antico convento francescano di Santa Maria del Gesù a Francavilla al Mare, poeti, pittori, musicisti ed intellettuali dell’epoca vissero una esperienza che rimane unica nella storia dell’arte italiana moderna: quella della creazione di un “Cenacolo artistico” nel quale scambiarsi idee, esperienze, tecniche dei loro “mestieri”, cercando una compenetrazione di espressioni artistiche diverse. I quadri, le sculture, i versi, le note e le fotografie di artisti in cerca del “Bello e del Nuovo”, sono testimonianza di una simbiosi spirituale senza precedenti.
La creazione di un punto di incontro di uomini di cultura all’interno delle mura del convento francescano fu merito, in parte, della lungimiranza dell’allora sindaco di Francavilla, che fece concedere a Michetti, già artista noto e proprietario di uno studio sul litorale francavillese, un luogo di prestigio in cui lavorare tranquillamente e, se possibile, da utilizzare per la creazione di una scuola o di altra attività di carattere industriale o artigianale. Se la scuola non vide mai la luce, uno scopo ben più importante venne però raggiunto: quello di lanciare la cittadina abruzzese a livello nazionale in virtù delle numerose personalità che iniziarono a frequentare la casa di Michetti, facendola conoscere all’Italia e al mondo.
Determinante, ai fini della nascita del “Cenacolo” a Francavilla al Mare, fu l’amicizia sbocciata fra Francesco Paolo Michetti e un giovanissimo Gabriele D’Annunzio fattosi già conoscere nel 1879 con il suo primo libro di versi, “Primo vere”. Da allora e per circa un quindicennio D’Annunzio fu ospite abituale del convento (o Conventino, come il Vate soleva spesso chiamarlo) dove scrisse “Il piacere” (1889) e gran parte de “L’innocente” (1891) e de “Il trionfo della morte” (1894). Il trasferimento dello scrittore prima a Napoli, nel 1891, poi a Roma (1893), non gli impedì infatti di continuare a recarsi periodicamente al Conventino, da solo, o in compagnia dell’amante di turno. L’ultimo soggiorno francavillese di D’Annunzio, risalente al 1897, non affievolì tuttavia il suo sodalizio artistico con Michetti, che, iniziato nel 1881-82 con “Canto novo” (raccolta illustrata dall’artista di Tocco da Casauria) si protrasse fino al 1903-1904, con le scenografie e i costumi che il pittore curò per una serie di rappresentazioni del dramma dannunziano “La figlia di Iorio”. Anche Francesco Paolo Tosti, aveva conosciuto Michetti nella seconda dell’ottocento e frequentò il convento nella stessa epoca di D’Annunzio, stabilendo con quest’ultimo e con lo stesso Michetti una cordiale relazione che si protrasse fino alla morte del musicista (1916).
Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao furono ripetutamente ospitati da Michetti nel suo convento. La Serao, in particolare, rimase colpita dal sodalizio di artisti e uomini di cultura che gravitavano attorno a esso, percepito dalla scrittrice come «…il più giovane, il più forte, il più intellettuale centro d’Italia». Il convento fu assiduamente frequentato anche da alcuni noti artisti abruzzesi tra cui Costantino Barbella e Basilio Cascella, capostipite dell’omonima dinastia di pittori e scultori. Entrambi godettero del sostegno e della collaborazione di D’Annunzio, di Michetti e degli altri membri del sodalizio francavillese.

